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Qual è la “vera autonomia”?

Ciao a tutti!

Oggi vorrei condividere con voi un’interessantissima riflessione di Lucia Vichi, amministratrice del gruppo Facebook “Mamme e papà montessoriani” nonché Educatrice d’infanzia e Coordinatrice pedagogica di servizi per la prima infanzia.

Parla del concetto di autonomia, che sappiamo essere alla base del pensiero Montessori.

Ma cosa significa davvero “autonomia”?

“Il concetto di autonomia è molto complesso, in quanto legato all’aspetto più nascosto e profondo di se stessi: il sistema emozionale.

Erroneamente si definisce l’autonomia come indipendenza, autogestione, autodecisione e autodeterminazione…. ma non è così.
Questa è “Falsa Autonomia” in pedagogia attiva.

Effettivamente, purtroppo oggi ciò appare molto radicato nel pensare comune: si confondono questi concetti, associando per giunta all’indipendenza l’idea che per essere un “vincente” ed avere successo bisogna dimostrarsi sprezzante, disinteressato, slegato dagli affetti e da tutto ciò che può portare “debolezza”.

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Ora, è comprensibili che un adulto possa essere condotto a comportarsi così dalle vicissitudini della propria vita… ma è enormemente triste ed ingiusto che questo venga insegnato ad un bambino, facendolo crescere arido e poco empatico.

– Ma almeno – si può obiettare, – sarà autonomo, capace di pensare (solo) a sé! –

Nemmeno! Perché?

“Non c’è autonomia senza dipendenza: ossia il bambino non vorrà mai essere autonomo e aver voglia di far da sé se non ha la massima certezza di essere sempre protetto dalla dipendenza emotiva e dalla sicurezza affettiva dell’adulto accanto.”

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Quest’affermazione, apparentemente scontata – tutti riteniamo importante trasmettere amore e sicurezza ai bambini – porta con sé una verità a volte scomoda: siamo noi i timoni emotivi dei nostri figli!

Cosa implica questo? Che, al di là dei comprensibili momenti di stanchezza da parte nostra, prima di rammaricarci della scarsa autonomia del bambino dobbiamo domandarci se siamo stati noi, con i nostri comportamenti – spesso inconsapevoli – ad orientarlo verso la direzione opposta.

In che modo si rischia di provocare un risultato contrario a quello desiderato?

“[…] Mamma e papà accolgono anche la non voglia, gli errori, l’incapacità, il non farcela del bambino?
[…] sono pronti ad accettare che il bimbo non riesca a far tutto da solo e ad amarlo comunque?
Sono pronti ad aiutarlo nelle sue carenze senza che pesi loro e senza sentirsi pessimi genitori perchè il loro figlio non è “indipendente”?
[…] Viviamo sempre, specialmente i momenti-chiave della routine,
con fretta interna e con il timer “incorporato”, non accettando invece il tempo lento del bambino?
[…] Siamo davvero pronti ad accettare il fatto che lui potrebbe sbagliare nelle azioni di autonomia (mettere due piedi in una gamba dei pantaloni, bagnarsi un po’ con l’acqua perché ancora non riesce a dosarsi con il bicchiere, …) nonostante le nostre “inutili” spiegazioni ed insegnamenti?”

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Ovviamente a tutti capita, ripensando alle nostre azioni quotidiane, di rispondere “no”, di accorgersi di non essersi comportati nella maniera giusta, a causa della fretta o dell’impazienza… non per questo ci si deve sentire colpevoli o cattivi genitori!

Questa riflessione, infatti, non deve essere terrorizzante né seminare dubbi in senso negativo: anzi, ha un effetto tranquillizzante e rasserenante perché ci dice che amare ed accogliere il bambino sempre – anche quando sembra comportarsi in modo non adeguato agli standard o sbagliare – è la strada giusta per condurlo ad essere davvero autonomo e sicuro di sé!

Per cui lasciamo parlare chi ci dice di lasciarlo piangere, di sgridarlo perché “così impara”, di metterlo sotto pressione perché “non è capace”: seguendo questi consigli otterremo l’esatto contrario.

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Se consideriamo l’ambito casa alla luce di quanto è stato detto, ecco che il cerchio si chiude: un ambiente preparato permette al bambino di avvicinarsi alle esperienze in modo individuale, con i propri tempi, allenandosi per quei momenti dove la fretta è padrona della nostra giornata.

Se mettiamo un appendiabiti alla sua portata, si eserciterà ad indossare la giacca senza pressioni quando lo desidera e pian piano diventerà autonomo; se gli diamo la possibilità di raggiungere gabinetto, lavandino e spazzolino in bagno sarà invogliato a svolgere da solo la routine legata all’igiene; se il suo lettino sarà accessibile senza aiuti, anche il momento della messa a letto sarà meno critico.

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A presto!!

Federica

 

 

 

 

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6 pensieri riguardo “Qual è la “vera autonomia”?”

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